Mancano 4 mesi alla fine dell’anno: cosa puoi ancora migliorare?
Settembre segna spesso una sorta di secondo inizio dell’anno.
Dopo la pausa estiva si riprendono progetti lasciati in sospeso, si rivedono le priorità e, soprattutto, si comincia a guardare con più attenzione agli obiettivi fissati a inizio anno.
A questo punto la domanda è inevitabile: quanto siamo realmente vicini agli obiettivi che ci eravamo dati?
Mancano ancora quattro mesi alla fine dell’anno. Non sono pochi. Ma per utilizzarli bene serve capire dove intervenire, evitando di affidarsi solamente alle percezioni.
Ed è proprio qui che i dati raccolti durante i primi otto mesi dell’anno possono diventare uno strumento particolarmente utile.
Settembre è il momento giusto per guardare i numeri
Durante l’anno un’azienda genera continuamente informazioni.
Produzione, fermi macchina, scarti, consumi, tempi ciclo, anomalie, controlli qualità, manutenzioni, ordini, performance degli impianti.
Molti di questi dati vengono già registrati.
Il problema è che spesso rimangono distribuiti tra:
- fogli Excel;
- software differenti;
- registrazioni cartacee;
- sistemi di supervisione;
- database;
- report creati manualmente.
Di conseguenza, a settembre può succedere di avere otto mesi di dati disponibili, ma nessuna visione immediata di quello che è realmente successo.
Raccogliere questi dati e renderli leggibili permette invece di rispondere ad alcune domande molto concrete.
1. Dove stiamo perdendo più tempo?
Un impianto può produrre meno del previsto per molte ragioni.
Microfermate, attese, cambi formato, problemi di approvvigionamento, manutenzioni, regolazioni o anomalie possono sembrare eventi poco significativi se osservati singolarmente.
Sommati nel corso di settimane o mesi, però, possono rappresentare molte ore di produzione perse.
Analizzare lo storico permette di capire:
quali sono le cause di fermo più frequenti?
Quali impianti generano più interruzioni?
Quanto tempo produttivo abbiamo realmente perso dall’inizio dell’anno?
Una volta individuato il problema principale, gli ultimi mesi dell’anno possono essere utilizzati per intervenire proprio dove l’impatto è maggiore.
2. Dove stiamo producendo più scarti?
Anche gli scarti raccontano molto del processo produttivo.
Non basta sapere quanti prodotti non conformi sono stati registrati. È molto più interessante capire quando, dove e in quali condizioni vengono generati.
Ad esempio, confrontando i dati potrebbe emergere che una determinata anomalia compare più frequentemente:
- su una specifica linea;
- durante un particolare turno;
- con una determinata ricetta;
- dopo un cambio formato;
- quando alcuni parametri di processo superano determinate soglie.
In questo modo il dato non serve solamente a descrivere un problema già avvenuto.
Diventa uno strumento per capire dove intervenire per evitare che il problema si ripeta.
3. Quali KPI stanno andando nella direzione giusta?
A settembre è possibile fare qualcosa che a gennaio non era possibile: confrontare gli obiettivi con diversi mesi di dati reali.
Se, ad esempio, l’obiettivo annuale era ridurre gli scarti, aumentare l’efficienza di una linea o diminuire i consumi, possiamo verificare quale sia stato l’andamento mese dopo mese.
Non serve necessariamente partire da sistemi complessi.
Anche pochi indicatori ben scelti possono fornire una fotografia molto chiara:
produzione effettiva rispetto a quella pianificata, percentuale di scarto, tempi di fermo, numero di anomalie, consumi energetici per unità prodotta, tempi medi di lavorazione.
Il punto non è avere decine di KPI.
È avere quelli che permettono realmente di prendere una decisione.
4. Ci sono problemi che continuano a ripetersi?
Quando si lavora quotidianamente sulla produzione è facile concentrarsi sull’emergenza del momento.
Si verifica un’anomalia, viene risolta e la produzione riparte.
Ma quante volte quella stessa anomalia si è già verificata?
Uno storico organizzato permette di individuare fenomeni ricorrenti che altrimenti potrebbero passare inosservati.
Cinque fermate da dieci minuti possono sembrare poco importanti.
Se però lo stesso problema si presenta ogni settimana per diversi mesi, probabilmente merita un intervento strutturale.
I dati permettono di distinguere l’episodio isolato dal problema ricorrente.
Dal dato alla priorità
Una delle difficoltà più comuni non è individuare possibili miglioramenti.
In qualsiasi stabilimento ce ne sono molti. La difficoltà è capire da quale iniziare.
Ed è proprio qui che i dati aiutano a stabilire delle priorità.
Immaginiamo di individuare tre problemi:
- una linea con frequenti microfermate;
- una fase produttiva con una percentuale di scarto superiore alla media;
- un impianto con consumi energetici particolarmente elevati.
A questo punto possiamo confrontare frequenza, durata e impatto economico dei diversi fenomeni.
Il miglioramento smette così di essere basato sulla sensazione che “questa cosa ci crea spesso problemi” e diventa misurabile.
Quale problema ci costa di più?
Quello può diventare il primo obiettivo da affrontare tra settembre e dicembre.
Quattro mesi possono essere sufficienti
Pensare a settembre che sia ormai troppo tardi per modificare i risultati dell’anno è spesso un errore.
Quattro mesi rappresentano circa un terzo del periodo lavorativo annuale ancora disponibile.
Il tempo per intervenire quindi esiste, ma è importante evitare di disperdere energie su troppi fronti contemporaneamente.
Un approccio semplice può essere:
Settembre → capire
Raccogliere i dati disponibili e individuare le principali criticità.
Ottobre → intervenire
Selezionare uno o due problemi prioritari e introdurre le azioni correttive.
Novembre → misurare
Confrontare i nuovi dati con quelli precedenti e verificare se l’intervento sta producendo risultati.
Dicembre → consolidare
Valutare quanto ottenuto e utilizzare quanto imparato per definire gli obiettivi dell’anno successivo, in questo modo gli ultimi mesi dell’anno non diventano solamente una corsa per raggiungere i numeri previsti.
Diventano anche un’occasione per capire meglio il proprio processo produttivo.
E se i dati ci sono, ma recuperarli è difficile?
È una situazione molto comune.
Le informazioni necessarie per capire cosa migliorare spesso sono già presenti in azienda, ma si trovano all’interno di sistemi differenti che non comunicano tra loro.
Il risultato è che creare anche un semplice report può richiedere ore di estrazione, copia e rielaborazione manuale.
Integrare queste informazioni e renderle disponibili attraverso dashboard, report automatici e sistemi di monitoraggio permette invece di avere una visione aggiornata del processo produttivo.
E soprattutto permette alle persone di concentrarsi sulla parte più importante:
interpretare i dati e decidere cosa fare.
Prima della fine dell’anno, parti da una domanda
Non serve necessariamente iniziare da un grande progetto di digitalizzazione, si può partire da una domanda molto più semplice:
“Qual è il problema produttivo che vorremmo migliorare entro dicembre?”
Da lì si può verificare quali dati sono già disponibili, quali mancano e come utilizzarli per misurare il problema.
Perché quattro mesi possono essere sufficienti per ottenere un miglioramento concreto.
A condizione di sapere dove intervenire.
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